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Una morte repentina ha stroncato il 25 maggio 1953 la cara esistenza di Giuseppe Fratus. Il miglior elogio funebre che si potrebbe fare di lui è ricordare che è stato un donatore di sangue. Difficile, peraltro, poter dire a quante vite umane, straziate da morbo crudele, egli abbia ridato, in tantissimi anni di donazione, la possibilità di recuperare il dono preziosissimo della salute. Giuseppe Fratus, meglio conosciuto con l’appellativo di "barbisù", è stato decano dei macchinisti dell’ormai defunto tram di Monza. Ha tenuto a battesimo le prime vaporiere dell’ATMI. Figura simpatica e popolarissima - specialmente per i dipendenti della Dalmine, che fino a pochi mesi fa, quasi ogni giorno, venivano portati al lavoro e restituiti a casa dalla locomotiva che lui comandava, vero padrone del vapore - Fratus è stato un lavoratore instancabile. Quanto fosse appassionato ed assiduo e quanto grande fosse la sua fierezza nel trovarsi a bordo della "sua macchina" lo dimostra il fatto che se qualcuno avesse espresso commenti negativi sul "gamba de lègn", lui si considerava personalmente offeso e rispondeva prontamente, anche aprendo il rubinetto di scarico dell’acqua per "raffreddare le gambe" a chi criticava la sua macchina. Quando le vaporiere furono abolite, fu davvero un duro colpo per lui, tanto che non riuscì mai a rassegnarsi. Il suo ultimo viaggio, a bordo del "gamba de lègn", lo compì per le strade cittadine, in occasione del Carnevale, organizzato dal "Folclore Bergamo". Quel giorno, però, la sua macchina era trainata da quattro cavalli. In un primo momento, a Fratus sembrò di subire un’umiliazione, ma poi riuscì a cullare l’illusione di essere ancora lui al comando, di far funzionare ancora lui. E quel giorno si sentì di nuovo soddisfatto.
da Archivio L'Eco di Bergamo