
Una lama non brilla più Nel suo discorrere, spesso polemico e tutto scatti, c’era, avresti detto, quel cipiglio dell’arma che gli uomini di spada quasi sempre posseggono. Gli veniva dalla pedana, era il gusto della stoccata maestra che dà sapore e intelligenza allo sport schermistico. Per vent’anni i fioretti, le spade e le sciabole impugnati da Riccardo Nowak, avevano brillato sulle pedane di tutta Europa. La percezione precisa, la chiarezza di intuito, la robustezza dei mezzi, avevano fatto di Nowak un asso della sua nobile arte. Aveva vinto tante tenzoni nel nome del suo sport e della sua Italia, rappresentata con molto onore anche alle Olimpiadi: ma nell’ultimo duello s’è trovato di fronte un avversario troppo difficile per le sue forze che non erano più quelle della giovinezza spavaldamente vissuta e gioiosamente onorata. Non sai dove dargliela la stoccata, alla morte, se sta sulla pedana. L’ultimo avversario è così sfuggito a Riccardo. Egli ha perduto la partita, Ieri abbiamo accompagnato le Sue spoglie mortali alla dimora estrema, ed abbiamo a Lui mentalmente rivolto il saluto dell’amicizia e dello sport: a Lui che stimavamo tanto perché sapeva apprezzare nella rivalità sportiva soprattutto la virtù sublimatrice dell’emulazione. Pace alla bell’anima Tua, Riccardo!
da Archivio L'Eco di Bergamo